Achille in Sciro, Parigi, Hérissant, 1780

 ATTO SECONDO
 
 SCENA PRIMA
 
  Logge terrene adornate di statue rappresentanti varie imprese d’Ercole.
 
 ULISSE ed ARCADE
 
 ARCADE
 Tutto, come imponesti,
 signor, già preparai. Son pronti i doni
 da presentarsi al re. Mischiai fra quelli
 il militare arnese
425lucido e terso. I tuoi seguaci istrussi
 che simular dovranno
 il tumulto guerrier. Spiegami alfine
 sì confuso comando.
 Tutto ciò che ti giova? E dove? E quando?
 ULISSE
430Fra mille ninfe e mille
 per distinguere Achille.
 ARCADE
                                              E come?
 ULISSE
                                                                Intorno
 a quell'elmo lucente, a quell'usbergo
 lo vedrai vaneggiar. Ma quando ascolti
 il suon dell'armi, il generoso invito
435delle trombe sonore, allor vedrai
 quel fuoco a forza oppresso
 scoppiar feroce e palesar sé stesso.
 ARCADE
 Di troppo ti lusinghi.
 ULISSE
                                         Io so d'Achille
 l'indole bellicosa; io so che all'armi
440si avvezzò dalle fasce; e so che invano
 si preme un violento
 genio natio che diventò costume.
 Fra le sicure piume,
 salvo appena dal mar, giura il nocchiero
445di mai più non partir; sente che l'onde
 già di nuovo son chiare,
 abbandona le piume e corre al mare.
 ARCADE
 Hai pur tant'altri indizi.
 ULISSE
                                               Ogni altro indizio,
 solo, è dubbioso; a questa prova unito
450certezza diverrà. Quella è la prova,
 Arcade, più sicura,
 dove co' moti suoi parla natura.
 ARCADE
 Ma se, come supponi,
 ama Deidamia, anche palese, a lei
455toglierlo non potrem.
 ULISSE
                                         Con l'arti occulte
 pria s'astringa a scoprirsi; indi, scoperta,
 assalirò quell'alma a forza aperta.
 Le addormentate allora
 fiamme d'onor gli desterò nel seno;
460arrossir lo farò.
 ARCADE
                               Sì, ma non veggo
 agio a parlargli. È custodito in guisa...
 ULISSE
 L'occasion si attenda; e, se non giunge,
 nascer si faccia. Io tenterò...
 ARCADE
                                                     T'accheta;
 vien Pirra a noi. Parlale adesso.
 ULISSE
                                                           Eh lascia
465che venga per sé stessa. Ad altro inteso
 mi fingerò. Tu destramente intanto
 osservane ogni moto.
 
 SCENA II
 
 ACHILLE in disparte e detti
 
 ACHILLE
                                         (Ecco il guerriero
 che la Grecia inviò. Se la mia bella
 non lo vietasse, oh qual diletto avrei
470di ragionar con lui! Muoverla ad ira
 ch'io l'osservi non dee).
 ULISSE
                                              (Che fa?) (Piano ad Arcade)
 ARCADE
                                                                  (Ti mira). (Piano ad Ulisse)
 ULISSE
 Di questo albergo invero
 ogni arredo è real. Gli sculti marmi (Guardando le statue)
 sembran pieni di vita. Eccoti Alcide
475che l'idra abbatte. Ah gli si vede in volto
 lo spirito guerrier! L'anima eccelsa
 gli ha l'industre maestro in fronte accolta.
 (Guarda se m'ode). (Piano ad Arcade)
 ARCADE
                                        (Attentamente ascolta). (Piano ad Ulisse)
 ULISSE
 Ecco quando dal suolo
480solleva Anteo per atterrarlo; e l'arte
 qui superò sé stessa. Oh come accende,
 quando è sì al vivo espresso,
 di virtude un esempio! Io già vorrei
 essere Alcide. Oh generoso, oh grande,
485oh magnanimo eroe! Vivrà il tuo nome
 mille secoli e mille.
 ACHILLE
 (Oh dei, così non si dirà d'Achille!)
 ULISSE
 (Ed or?) (Piano ad Arcade)
 ARCADE
                    (S'agita e parla). (Piano ad Ulisse)
 ULISSE
                                                     (Osserva adesso).
 Che miro! Ecco l'istesso (Volgendosi ad altra parte)
490terror dell'Erimanto
 in gonna avvolto alla sua Iole accanto.
 Ah! L'artefice errò. Mai non dovea
 a questa di viltà memoria indegna
 avvilir lo scarpello;
495qui Alcide fa pietà; non è più quello.
 ACHILLE
 (È vero, è vero. Oh mia vergogna estrema!)
 ULISSE
 (Arcade, che ti par?)
 ARCADE
                                         (Parmi che frema).
 ULISSE
 (Dunque si assalga). (S’incammina verso Achille)
 ARCADE
                                         (Il re. (Trattenendo Ulisse) Guarda che tutto
 il disegno non scopra).
 ULISSE
500(Ah! M'interrompe in sul finir dell'opra).
 
 SCENA III
 
 LICOMEDE e detti
 
 LICOMEDE
 Pirra, appunto ti bramo; attendi. Ulisse,
 vedi che il sol di già tramonta; onori
 un ospite sì grande
 le mense mie.
 ULISSE
                             Mi sarà legge il cenno,
505invittissimo re. (In atto di ritirarsi, si ferma per ascoltar quanto gli dice Licomede)
 LICOMEDE
                                Le navi e l'armi,
 che a chieder mi venisti, al nuovo giorno
 radunate vedrai; vedrai di quanto
 superai la richiesta, ed a qual segno
 gli amici onoro e un messaggier sì degno.
 ULISSE
510Sempre eguale a sé stesso
 è del gran Licomede
 il magnanimo cor. Da me sapranno
 i congiurati a danno
 della Frigia infedel principi achei
515quanto amico tu sei. Né lieve prova
 ne fian l'armi e le navi
 che ti piacque apprestarmi.
 (Altro quindi io trarrò che navi ed armi).
 
    Quando il soccorso apprenda
520che dal tuo regno io guido,
 dovrà sul frigio lido
 Ettore impallidir.
 
    Più gli farà spavento
 questo soccorso solo
525che cento insegne e cento,
 che ogni guerriero stuolo,
 che quante vele al vento
 seppe la Grecia aprir. (Parte con Arcade)
 
 SCENA IV
 
 LICOMEDE, ACHILLE e poi NEARCO
 
 LICOMEDE
 Vezzosa Pirra, il crederai? Dipende
530da te la pace mia.
 ACHILLE
                                   Perché?
 LICOMEDE
                                                    Se vuoi
 impiegarti a mio pro, rendi felice
 un grato re.
 ACHILLE
                         Che far poss'io?
 LICOMEDE
                                                        M'avveggo
 che a Deidamia spiace
 unirsi a Teagene.
 ACHILLE
                                   E ben? (Comincia a turbarsi)
 LICOMEDE
                                                   Tu puoi
535tutto sul cor di lei.
 ACHILLE
                                    Come! E vorresti
 da me...
 LICOMEDE
                  Sì, che la scelta
 tu le insegnassi a rispettar d'un padre,
 che i merti del suo sposo
 le facessi osservar, che amor per lui
540le inspirassi nel seno, onde l'accolga
 com'è il dover d'un'amorosa moglie.
 ACHILLE
 (Questo pur deggio a voi, misere spoglie!) (Con ira)
 LICOMEDE
 Che dici?
 ACHILLE
                     E tu mi credi (Reprimendosi a forza)
 opportuno istromento... Ah Licomede,
545mal mi conosci. Io!... Numi eterni, io!... Cerca
 mezzo miglior.
 LICOMEDE
                              Che ti sgomenta? È forse
 Teagene uno sposo
 che non meriti amor?
 ACHILLE
                                           (Mi perdo. Io sento
 che soffrir più non posso).
 LICOMEDE
                                                  Alfin la figlia,
550dimmi, a qual altro mai
 meglio unir si potea?
 ACHILLE
                                          (Soffersi assai).
 Signor... (Risoluto)
 NEARCO
                    Le regie mense,
 Licomede, son pronte.
 LICOMEDE
                                           Andiamo. Udisti,
 Pirra, i miei sensi; a te mi fido. Ah sia
555frutto del tuo sudor la pace mia.
 
    Fa' che si spieghi almeno
 quell'alma contumace,
 se l'amor mio le piace,
 se vuol rigor da me.
 
560   Di' che ho per lei nel seno
 di re, di padre il core,
 che appaghi il genitore
 o che ubbidisca il re. (Parte)
 
 SCENA V
 
 ACHILLE e NEARCO
 
 ACHILLE
 Non parlarmi, Nearco,
565più di riguardi; ho stabilito; adesso
 non sperar di sedurmi. Andiamo.
 NEARCO
                                                               E dove?
 ACHILLE
 A depor queste vesti. E che! Degg'io
 passar così vilmente
 tutti gli anni migliori? E quanti oltraggi
570ho da soffrir? Le mie minacce or veggo
 ch'altri deride; ingiurioso impiego
 or m'odo imporre; or negli esempi altrui
 i falli miei rimproverar mi sento.
 Son stanco d'arrossirmi ogni momento.
 NEARCO
575Un rossor ti figuri...
 ACHILLE
                                       Ah taci; assai
 ho tollerato i tuoi
 vilissimi consigli. Altri ne intesi
 dal tessalo maestro; e allor sapea
 vincer nel corso i venti,
580abbatter fiere e valicar torrenti.
 Ed ora... Ah che direbbe,
 se in questa gonna effeminato e molle
 mi vedesse Chirone! Ove da lui
 m'asconderei? Che replicar, se in volto
585rigido mi chiedesse: «Ov'è la spada,
 ove l'altr'armi, Achille? Ah di mie scuole
 tu non serbi altro segno
 che la cetra avvilita ad uso indegno».
 NEARCO
 Basta, signor; più non m'oppongo. Alfine
590son persuaso anch'io.
 ACHILLE
                                          Ti par, Nearco,
 quest'ozio vergognoso
 degno di me?
 NEARCO
                            No; lo conosco, è tempo
 che dal sonno ti desti,
 che ti svolga da questi
595impacci femminili e corra altrove
 a dar del tuo gran cor nobili prove.
 È ver che Deidamia,
 priva di te, non avrà pace e forse
 ne morrà di dolor; ma quando ancora
600n'abbia a morir, non t'arrestar per lei;
 vagliono la sua vita i tuoi trofei.
 ACHILLE
 Morir! Dunque tu credi
 che non abbia costanza
 di vedersi lasciar?
 NEARCO
                                    Costanza! E come
605potrebbe averne una donzella amante
 che perda il solo oggetto
 della sua tenerezza, il sol conforto,
 l'unica sua speranza?
 ACHILLE
                                          Oh dei!
 NEARCO
                                                           Non sai
 che, se ti scosti mai
610da' suoi sguardi un momento, è già smarrita,
 non ha riposo, a ciaschedun ti chiede,
 ti vuol da tutti? E in questo punto istesso
 come credi che stia? Già non ha pace;
 già dubbiosa e tremante...
 ACHILLE
                                                  Andiamo.
 NEARCO
                                                                       E sei
615pronto a partir?
 ACHILLE
                                No; ritorniamo a lei.
 
    Potria fra tante pene
 lasciar l'amato bene
 chi un cor di tigre avesse
 né basterebbe ancor,
 
620   che quel pietoso affetto,
 che a me si desta in petto,
 senton le tigri istesse,
 quando le accende amor. (Parte)
 
 SCENA VI
 
 NEARCO solo
 
 NEARCO
 Oh incredibile, oh strano
625miracolo d'amor! Si muova all'ira,
 è terribile Achille; arte non giova,
 forza non basta a raffrenarlo; andrebbe
 nudo in mezzo agl'incendi; andrebbe solo
 ad affrontar mille nemici e mille.
630Pensi a Deidamia, è mansueto Achille.
 
    Così leon feroce,
 che sdegna i lacci e freme,
 al cenno d'una voce
 perde l'usato ardir.
 
635   Ed a tal segno obblia
 la ferità natia
 che quella man che teme
 va placido a lambir. (Parte)
 
 SCENA VII
 
  Gran sala illuminata in tempo di notte, corrispondente a diversi appartamenti, parimente illuminati. Tavola nel mezzo; credenze all’intorno; logge nell’alto ripiene di musici e spettatori.
 
 LICOMEDE, TEAGENE, ULISSE e DEIDAMIA seduti a mensa; ARCADE in piedi accanto ad Ulisse; ACHILLE in piedi accanto a Deidamia; e per tutto cavalieri, damigelle e paggi
 
 CORO
 
    Lungi lungi, fuggite fuggite,
640cure ingrate, molesti pensieri;
 no, non lice del giorno felice
 che un istante si venga a turbar.
 
    Dolci affetti, diletti sinceri
 porga amore, ministri la pace;
645e da' moti di gioia verace
 lieta ogni alma si senta agitar.
 
    Lungi lungi, fuggite fuggite,
 cure ingrate, molesti pensieri;
 no, non lice del giorno felice
650che un istante si venga a turbar.
 
 LICOMEDE
 Fumin le tazze intorno
 di cretense liquor.
 DEIDAMIA
                                    Pirra, lo sai,
 se di tua man non viene,
 l'ambrosia degli dei
655vil bevanda parrebbe a' labbri miei.
 ACHILLE
 Ubbidisco. Ah da questa
 ubbidienza mia
 vedi se fido sia di Pirra il core.
 TEAGENE
 (Che strano affetto!) (Guardando Deidamia ed Achille)
 ACHILLE
                                         (Oh tirannia d'amore!) (Nell’andar a prender la tazza)
 LICOMEDE
660Quando da' greci lidi i vostri legni
 l'ancora scioglieranno? (Ad Ulisse)
 ULISSE
                                             Al mio ritorno.
 TEAGENE
 Son già tutti raccolti?
 ULISSE
                                          Altro non manca
 che il soccorso di Sciro.
 LICOMEDE
                                             Oh qual mi toglie
 spettacolo sublime
665la mia canuta età!
 ULISSE
                                    (Non si trascuri (Un paggio porge la tazza ad Achille; egli nel prenderla resta attonito ad ascoltare il discorso artifizioso di Ulisse)
 l'opportuno momento). È di te degna,
 gran re, la brama. Ove mirar più mai
 tant'armi, tanti duci,
 tante squadre guerriere,
670tende, navi, cavalli, aste e bandiere?
 Tutta Europa v'accorre. Omai son vuote
 le selve e le città. Da' padri istessi,
 da' vecchi padri invidiata e spinta
 la gioventù proterva
675corre all'armi fremendo. (Arcade, osserva).
 DEIDAMIA
 Pirra!
 ACHILLE
               È ver. (Si riscuote, prende la tazza, s’incammina, poi torna a fermarsi)
 ULISSE
                             Chi d'onore
 sente stimoli in sen, chi sa che sia
 desio di gloria or non rimane. Appena
 restano e quasi a forza
680le vergini, le spose; e alcun, che dura
 necessità trattien, col ciel s'adira,
 come tutti gli dei l'abbiano in ira.
 DEIDAMIA
 Ma, Pirra!
 ACHILLE
                      Eccomi. (Va colla tazza a Deidamia)
 DEIDAMIA
                                       (Ingrato! (Piano ad Achille nel prendere la tazza)
 Questi di poco amor segni non sono?)
 ACHILLE
685(Non ti sdegnar; bell'idol mio, perdono).
 LICOMEDE
 Olà, rechisi a Pirra
 l'usata cetra. A lei, Deidamia, imponi
 che alle corde sonore
 la voce unisca e la maestra mano;
690tutto farà per te.
 DEIDAMIA
                                 Pirra, se m'ami,
 seconda il genitore.
 ACHILLE
 Tu il vuoi? Si faccia. (Oh tirannia d'amore!) (Un paggio gli presenta la cetra; altri pongono un sedile da un de’ lati a vista della mensa)
 TEAGENE
 (Tanto amor non comprendo).
 ULISSE
 Arcade, adesso è tempo. Intendi? (Piano ad Arcade)
 ARCADE
                                                                Intendo. (Piano ad Ulisse e parte)
 ACHILLE
 
695   Se un core annodi, (Achille canta accompagnandosi con la lira)
 se un'alma accendi,
 che non pretendi,
 tiranno amor?
 
    Vuoi che al potere
700delle tue frodi
 ceda il sapere,
 ceda il valor.
 
 CORO
 
    Se un core annodi,
 se un'alma accendi,
705che non pretendi,
 tiranno amor?
 
 ACHILLE
 
    Se in bianche piume
 de' numi il nume
 canori accenti
710spiegò talor,
 
    se fra gli armenti
 muggì negletto,
 fu solo effetto
 del tuo rigor.
 
 CORO
 
715   Se un core annodi,
 se un'alma accendi,
 che non pretendi,
 tiranno amor?
 
 ACHILLE
 
    De' tuoi seguaci
720se a far si viene,
 sempre in tormento
 si trova un cor;
 
    e vuoi che baci
 le sue catene,
725che sia contento
 del suo dolor.
 
 CORO
 
    Se un core annodi,
 se un'alma accendi,
 che non pretendi,
730tiranno amor? (Al comparir dei doni portati da’ seguaci di Ulisse, s’interrompe il canto d’Achille)
 
 LICOMEDE
 Questi chi son?
 ULISSE
                               Son miei seguaci; e al piede
 portan di Licomede
 questi per cenno mio piccioli doni
 che d'Itaca recai. Lo stile usato
735d'ospite non ingrato
 giusto è che siegua anch'io. Se troppo osai,
 il costume m'assolva.
 LICOMEDE
                                         Eccede i segni
 sì generosa cura.
 ACHILLE
                                  (Oh ciel, che miro!) (Avvedendosi d’un’armatura che venne fra’ doni)
 LICOMEDE
 Mai non si tinse in Tiro
740porpora più vivace. (Ammirando le vesti)
 TEAGENE
                                       Altri finora (Ammirando i vasi)
 sculti vasi io non vidi
 di magistero egual.
 DEIDAMIA
                                      L'eoa marina (Ammirando le gemme)
 non ha lucide gemme al par di quelle.
 ACHILLE
 Ah chi vide finora armi più belle! (Si leva per andare a veder più da vicino le armi)
 DEIDAMIA
745Pirra, che fai? Ritorna
 agl'interrotti carmi.
 ACHILLE
 (Che tormento crudele!) (Torna a sedere) (Di dentro)
                                                All'armi, all'armi. (S’ode grande strepito d’armi e di stromenti militari. Tutti si levano spaventati; solo Achille resta sedendo in atto feroce)
 LICOMEDE
 Qual tumulto è mai questo?
 ARCADE
                                                     Ah corri, Ulisse, (Esce simulando spavento)
 corri l'impeto insano
750de' tuoi seguaci a raffrenar.
 ULISSE
                                                     Che avvenne? (Fingendo esser sorpreso)
 ARCADE
 Non so per qual cagion fra lor s'accese
 e i custodi reali
 feroce pugna. Ah qui vedrai fra poco
 lampeggiar mille spade.
 DEIDAMIA
                                               Aita, oh numi!
755Dove corro a celarmi? (Parte intimorita)
 TEAGENE
 Fermati, principessa. (Parte seguendola) (Di dentro)
                                           All'armi, all'armi. (S’ode strepito d’armi. Licomede snudando la spada corre al tumulto. Fugge ognuno. Ulisse si ritira in disparte con Arcade ad osservare Achille che si leva già invaso d’estro guerriero)
 
 SCENA VIII
 
 ACHILLE; ed ULISSE con ARCADE in disparte
 
 ACHILLE
 Ove son? Che ascoltai? Mi sento in fronte
 le chiome sollevar! Qual nebbia i lumi
 offuscando mi va? Che fiamma è questa
760onde sento avvamparmi?
 Ah frenar non mi posso; all'armi, all'armi. (S’incammina furioso e poi si ferma, avvedendosi d’avere in mano la cetra)
 ULISSE
 Guardalo. (Piano ad Arcade)
 ACHILLE
                       E questa cetra
 dunque è l'arme d'Achille? Ah no; la sorte
 altre n'offre e più degne. A terra, a terra, (Getta la cetra e va all’armi portate co’ doni di Ulisse)
765vile stromento. All'onorato incarco
 dello scudo pesante (Imbraccia lo scudo)
 torni il braccio avvilito; in questa mano
 lampeggi il ferro. (Impugna la spada) Ah ricomincio adesso
 a ravvisar me stesso. Ah fossi a fronte
770a mille squadre e mille!
 ULISSE
 E qual sarà, se non è questo Achille? (Palesandosi)
 ACHILLE
 Numi! Ulisse, che dici?
 ULISSE
                                             Anima grande,
 prole de' numi, invitto Achille, alfine
 lascia che al sen ti stringa. Eh non è tempo
775di finger più. Sì, tu la speme sei,
 tu l'onor della Grecia,
 tu dell'Asia il terror. Perché reprimi
 gl'impeti generosi
 del magnanimo cor? Son di te degni;
780secondali, signor. Lo so, lo veggo,
 raffrenar non ti puoi. Vieni; io ti guido
 alle palme, a' trofei. La Grecia armata
 non aspetta che te. L'Asia nemica
 non trema che al tuo nome. Andiam.
 ACHILLE
                                                                      (Risoluto) Sì, vengo.
785Guidami dove vuoi... Ma... (Si ferma)
 ULISSE
                                                    Che t'arresta?
 ACHILLE
 E Deidamia?
 ULISSE
                            E Deidamia un giorno
 ritornar ti vedrà cinto d'allori
 e più degno d'amore.
 ACHILLE
                                          E intanto...
 ULISSE
                                                                 E intanto
 che d'incendio di guerra
790tutta avvampa la terra, a tutti ascoso
 qui languir tu vorresti in vil riposo?
 Diria l'età futura:
 «Di Dardano le mura
 Diomede espugnò; d'Ettore ottenne
795le spoglie Idomeneo; di Priamo il trono
 miser tutto in faville
 Stenelo, Aiace... E che faceva Achille?
 Achille, in gonna avvolto,
 traea misto e sepolto
800fra le ancelle di Sciro i giorni sui,
 dormendo al suon delle fatiche altrui».
 Ah non sia ver. Destati alfine; emenda
 il grave error. Più non soffrir che alcuno
 ti miri in queste spoglie. Ah, se vedessi
805quale oggetto di riso
 con que' fregi è un guerriero! In questo scudo
 lo puoi veder. Guardati, Achille. (Gli leva lo scudo) Dimmi;
 ti riconosci? (Presentandogli lo scudo)
 ACHILLE
                           Oh vergognosi, oh indegni (Lacerando le vesti)
 impacci del valor, come finora
810tollerar vi potei! Guidami, Ulisse,
 l'armi a vestir. Fra questi ceppi avvinto
 più non farmi penar.
 ULISSE
                                         Sieguimi. (Ho vinto). (S’incamminano)
 
 SCENA IX
 
 NEARCO e detti
 
 NEARCO
 Pirra, Pirra, ove corri?
 ACHILLE
                                            Anima vile, (Rivolgendosi con isdegno)
 quel vergognoso nome
815più non t'esca da' labbri; i miei rossori
 non farmi rammentar. (Partendo)
 NEARCO
                                             Senti; tu parti?
 E la tua principessa?
 ACHILLE
                                         A lei dirai... (Rivolgendosi)
 ULISSE
 Achille, andiam.
 NEARCO
                                 Che posso dirle mai?
 ACHILLE
 
    Dille che si consoli;
820dille che m'ami; e dille
 che partì fido Achille,
 che fido tornerà.
 
    Che a' suoi begli occhi soli
 vuo' che il mio cor si stempre,
825che l'idol mio fu sempre,
 che l'idol mio sarà. (Parte con Ulisse ed Arcade)
 
 SCENA X
 
 NEARCO, poi DEIDAMIA
 
 NEARCO
 Eterni dei, qual fulmine improvviso
 strugge ogni mia speranza! Ove m'ascondo
 se parte Achille? E chi di Teti all'ira
830m'involerà? Tanti sudori, oh stelle!
 Tant'arte, tanta cura...
 DEIDAMIA
                                           Ov'è, Nearco,
 il mio tesoro?
 NEARCO
                            Ah principessa, Achille
 non è più tuo.
 DEIDAMIA
                             Che!
 NEARCO
                                         T'abbandona.
 DEIDAMIA
                                                                    I tuoi
 vani sospetti io già conosco. Ognora
835così mi torni a dir.
 NEARCO
                                     Volesse il cielo
 ch'or m'ingannassi. Ah l'ha scoperto Ulisse;
 l'ha sedotto; il rapisce.
 DEIDAMIA
                                            E tu, Nearco,
 così partir lo lasci? Ah corri, ah vola...
 Misera me! Senti. Son morta! Ah troppo
840troppo il colpo è inumano!
 Che fai? Non parti?
 NEARCO
                                       Io partirò ma invano. (Parte)
 
 SCENA XI
 
 DEIDAMIA, poi TEAGENE
 
 DEIDAMIA
 Achille m'abbandona!
 Mi lascia Achille! E sarà vero? E come,
 come poté l'ingrato
845pensarlo solo e non morir! Son queste
 le promesse di fede?
 Le proteste d'amor? Così... Ma intanto
 ch'io mi struggo in querele,
 l'empio scioglie le vele. Andiam; si tenti
850di trattenerlo. Il mio dolor capace
 di riguardi or non è. Vadasi; e, quando
 né pur questo mi giovi, almen sul lido
 spirar mi vegga e parta poi l'infido.
 TEAGENE
 Amata principessa.
 DEIDAMIA
                                      (Oh me infelice! (Con impazienza)
855Che inciampo è questo!)
 TEAGENE
                                                Io del tuo cor vorrei
 intender meglio...
 DEIDAMIA
                                    Or non è tempo. (In atto di partire)
 TEAGENE
                                                                    Ascolta. (Seguendola)
 DEIDAMIA
 Non posso.
 TEAGENE
                       Un solo istante.
 DEIDAMIA
                                                     Oh numi! (Impaziente)
 TEAGENE
                                                                          Alfine
 mia sposa al nuovo giorno...
 DEIDAMIA
 Ma per pietà non mi venir d'intorno.
 
860   Non vedi, tiranno,
 ch'io moro d'affanno,
 che bramo che in pace
 mi lasci morir?
 
    Che ho l'alma sì oppressa
865che tutto mi spiace,
 che quasi me stessa
 non posso soffrir? (Parte)
 
 SCENA XII
 
 TEAGENE solo
 
 TEAGENE
 Ma chi spiegar potrebbe
 stravaganze sì nuove! A che mi parla
870Deidamia così? Delira o cerca
 di farmi delirar? Sogno? Son desto?
 Dove son mai? Che laberinto è questo!
 
    Disse il ver? Parlò per gioco?
 Mi confondo a' detti sui;
875e comincio a poco a poco
 di me stesso a dubitar.
 
    Pianger fanno i pianti altrui,
 sospirar gli altrui sospiri;
 ben potrian gli altrui deliri
880insegnarmi a delirar. (Parte)
 
 Fine dell’atto secondo